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“Quella notte” l’articolo sul mensile Schio.

Mensile Schio – Luglio 2011


In una serata in piazza Falcone Borsellino, il “corto” diretto da Giuliano Cremasco e girato all’interno dell’Osteria Due Spade, si è distinto per qualità e originalità.

Parecchi dei nostri lettori hanno avuto modo di vedere, sabato 18 giugno in Piazza Falcone e Borsellino, un cortometraggio originale e di classe, intitolato “Quella notte”, accompagnato da tanta bella musica anni ’50: protagonista la band “Angeleeno and the Zooma Zooma’s”, che ha animato la serata. Senza nulla togliere alle altre performances (20 concerti e 100 musicisti in due giorni) proposte per la Festa Europea della Musica, il corto diretto da Giuliano Cremasco e girato quasi totalmente all’interno dell’Osteria Due Spade con tante comparse e un gruppo di attori anche provenienti dalla compagnia di prosa Schio Teatro Ottanta, si è distinto per qualità e originalità.
Abbiamo voluto parlarne con il regista, proprio all’interno del “Due Spade”, locale storico della città. A colpirci, subito, il taccuino su cui Cremasco annota tutto: pur avendo
grande dimestichezza con le nuove tecnologie, riconosce che stilografica e carta hanno il loro fascino, che una macchia d’inchiostro è un errore più umano e non cancellabile… Come le è venuta l’idea di “Quella notte”?
“Con un gruppo di amici si pensava essenzialmente a delle riprese per realizzare un video di presentazione per la Zooma Zooma’s Band, gruppo musicale nato un anno fa e di cui faccio parte. Siccome frequentiamo abitualmente il “Due Spade”, abbiamo chiesto in prestito il locale al proprietario, Ivano Tessari, per ambientare la storia: reggeva la coerenza storica che richiedevamo. In corso d’opera le colante: Buscaglione, Carosone, Arigliano… sono stati nomi importanti che noi proponiamo d’abitudine nel nostro repertorio”.
Quindi, un work in progress; ma il doppiaggio? Come avete fatto ad affidarlo a Giorgio Lopez, che doppia Danny De Vito e Dustin Hoffman?
“Cercavamo una voce per il chitarrista-narratore, che racconta la sua storia da anziano, e le voci che avevamo a disposizione erano tutte troppo giovani. Francamente avevo in mente il doppiatore di DD Lemon Novecento, quello del pianista sull’oceano, ma poi ho pensato a Lopez, per il tono caldo e maturo che dà ai suoi personaggi. Semplicemente, su suggerimento della mia ragazza, gli ho scritto, mandandogli il corto. Mi ha risposto presto perché il lavoro gli piaceva, mi ha detto di non preoccuparmi per il budget
e mi ha invitato a Roma, un sabato, con Massimo Pupin, coautore. Lì abbiamo sistemato il tutto, semplice ma vero”.
Spieghi la scelta del bianco e nero e del colore finale.
“Il bianco e nero è magico come la neve, azzera le differenze ed aumenta il sentimento e la drammaticità: mi piace molto. Il cortometraggio si colora solo alla fine, con i ricordi
del protagonista che racconta l’ultima notte nel bordello scledense prima della chiusura a causa della legge Merlin. Siccome poi il ricordo anima la vita, alla fine abbiamo preferito inserire il colore”.
Indubbiamente il suo lavoro merita di non essere confinato ad una sola serata estiva, sia pur seguitissima.
“Beh, ci piacerebbe riproporlo in un teatro, magari all’Astra in autunno: dovrebbe venire a Schio anche Lopez, quindi si potrebbe pensare ad una serata assieme a lui. È simpatico, alla mano, ha tanto da raccontare”.
“Quella notte” è un’opera di qualità,  non andrebbe confinata a Schio.
“Stiamo pensando al Festival di Locarno, dove gravitano molti registi emergenti, ma quest’anno siamo fuori termine per l’iscrizione: ci proporremo l’anno prossimo e magari cercheremo di partecipare a qualche altro concorso, chissà… e pensare che il tutto è partito come biglietto da visita per farci conoscere come band e chiamare nei locali!”
Già, la vita a volte tesse strane trame: lei, del resto, è nipote dello scultore Cremasco, così come Pupin lo è dell’omonimo pittore. Natali artistici!
“Con questo lavoro io ho riscoperto soprattutto un forte legame d’amicizia, un’intesa particolare. Che poi ci sia un destino legato a chi è venuto prima di noi, beh, mi piace anche
pensarlo…”.

 

Mirella Dal Zotto

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